Lettera
di Maria Luisa Gizzio del 5/12/2005
Carissime
Chiedo
scusa se solo con molto ritardo espongo alcune mie riflessioni sulla mia pratica
di "Città vicine".
Già da tempo intendevo pormi - porci
domande su una nostra pratica che non riesce a divenire coinvolgente nel modo
più ampio e corrispondente al valore che pure attribuiamo ad essa.
Ho
ritrovato oggi, iniziando uno scambio sul dopo Verona, una lettera che avevo scritto
(e non spedito) ad Anna e da molto tempo sospesa.
Ecco il testo finalmente
completato il 5 dicembre 2005 ma che risente di riflessioni molto precedenti e
a lungo sospese. Si tratta, a me sembra di una "autodenuncia" che si
offre al giudizio e forse suscita riflessioni su questa modalità.
"Cara
Anna,
Ritengo importante aprire una riflessione seria fra noi, su cosa manca
nella nostra relazione fra noi e con le/gli altre/i. Su cosa manca in ascolto
autentico ma anche in sincerità, in voglia di sfidare se stesse/i e l'altra/o;
anche in coraggio e in fiducia in se stesse/i e nell'altra/o.
Credo che sia
il momento di credere fino in fondo alla nostra pratica politica.
La pratica
di "Città vicine" è il punto centrale di una seria riflessione
politica oggi non solo per noi che ci crediamo (ma forse non abbastanza).
Pratica
politica della Differenza nella città, cioè lì dove siamo
- con il nostro desiderio di starci in fedeltà ad esso, di starci con amore
per la vita ma anche con l'esigenza di confrontarci con tutto ciò che nella
città si muove, che vicino a noi si muove, con analogo desiderio di senso
da dare al nostro agire - è la sfida per chiunque voglia interrogarsi su
che vuol dire oggi stare al mondo donne e uomini; che vuol dire confrontarci con
la nostra differenza.
Troppe sfide oggi davanti a noi donne e uomini che vogliono
esserci e saper rispondere ad esse e a cui non possiamo sottrarci ma possiamo
farlo efficacemente se ci interroghiamo sulla nostra pratica, su cosa fare per
renderla più attraente e significativa per altre/i per rendere più
significativo per ciascuna/o di noi il nostro rapporto. Su cosa manca al nostro
"volerci bene" come dici tu. Ne parlo attraverso questa mia autodenuncia.
Partirò,
infatti, da me.
Ad esempio quando io mi sono personalmente impegnata ed esposta
nel far incontrare Luisa Morgantini con Luisa Muraro e la Libreria delle Donne
di Milano il 5 aprile 2003, incontro che ha visto una larga presenza di donne
e (meno) uomini e una vivacissima partecipazione al dibattito, il giorno dopo,
nell'incontro di"Città vicine" del giorno successivo nessuno
ne ha parlato. Come se non fosse anche quello un, seppure mio personale ma condiviso
da altre, tentativo di confronto fra la nostra pratica politica e quella seppure
molto diversa e che definirei facilmente anche confusa ma originale delle Donne
in Nero e in particolare con quella di una donna che segue pienamente anche quella
che definiamo "politica seconda" ma in modo originale e cercando di
tenersi fuori dai soliti rituali di essa; una donna che non rifiuta il potere
che si è conquistato con la sua carica europea ma cerca di utilizzarlo
in modo anche questo diverso. Tentativo mio e di altre a Roma di un confronto
particolare fra la politica di "Città vicine" e donne impegnate
in politica in modo diverso ma in certo qual modo all'interno della politica maschile.
Confronto
con esperienze di politica seconda oggi sentito pienamente necessario fra donne
e uomini del pensiero pratica della Differenza seppure a partire da quelle più
aperte e particolari come quella della Rete dei Municipi, in modo ancora diverso,
degli incontri di "Identità e Differenza" che coinvolgono uomini
e donne impegnate/i nella politica di rappresentanza, seppure in modo originale
e aperto alle riflessioni e alle pratiche politiche della Differenza.
Quello
che mi spinge, mi ha sempre spinto è il desiderio di far partecipi anche
altre, altri della ricchezza del percorso politico che donne autorevoli ci indicano
e che io e altre di noi riconoscono come rispondenti ad un proprio sentire-pensare.
E' in qualche modo - da parte di chi quotidianamente fa costruzione di civiltà
intorno a sé nella propria pratica di tessitura e cura di relazioni in
famiglia, nel condominio, nella città, sul lavoro ecc. e che sente nelle
riflessioni di Luisa Muraro, Lia Cigarini, ecc. un pensiero alto che conferisce
rilevanza e autorità a questa pratica e sa esprimerla con parole significative
e autorevoli - un voler "tradurre" in un linguaggio e con pratiche di
relazione semplici ma ricche di capacità d'ascolto e di scambio quel pensiero
alto e farlo divenire pensiero e pratica circolante ovunque nel mondo.
Ma non
è stato soltanto questo l'errore politico di donne di "Città
vicine" rispetto alla pratica avviata a Roma. Riconosco che è stato
in primo luogo mio l'errore di non porre quel giorno stesso o in altre occasioni.
tale problema. Si tratta certo essenzialmente di un mio limite, di una non sufficiente
fiducia in me stessa, di una mia necessità di sentire un consenso da parte
di chi riconosco come punti di riferimento teorico e pratico fondamentale per
avere il coraggio di sfidare un loro giudizio. Fra l'altro per descrivere ancor
meglio questa mia necessità infantile di conferma ho ritrovato una mia
lettera a Laura Colombo che era stata quella che ha risposto sollecitamente al
mio desiderio di realizzare il desiderio di L. Mo. E ha materialmente reso possibile
e anche condotto l'incontro di Milano. Ho ritrovato poco fa una mia lettera a
lei che vi accludo ma che non ho mai avuto il coraggio di inviarle.
Aggiungo,
però che, al di fuori di "Città vicine" non ho buttato
la spugna e ho scritto una relazione, richiestami da Luisa Mo., che accludo anche
a voi e che ho mi sembra fatta pervenire anche a Laura Colombo. La cosa però,
almeno momentaneamente è finita lì e un po' scoraggiata dallo scarso
rilievo ottenuto dalle/gli altre/i, un po' presa da altre cose e dai miei nuovi
impegni personali di quadri/nonna non ho più curato troppo le mie relazioni
con le donne in nero anche fra me e alcune di loro è rimasta amicizia politica
sospesa con desiderio di nuovo incontro. Con Luisa Mo., invece qualcosa si è
interrotto e recentemente mi ha mostrato freddezza. Non è detto, comunque
che sia persa la possibilità di nuovo incontro.
Altrettanto in altre
occasioni romane c'è stata carenza di efficacia politica mia e di altre.
Comunque
sono state tutte occasioni non sufficientemente utilizzate non soltanto per me
ma per "Città vicine" a Roma e non solo a Roma.
Perché
oggi "tiro fuori dal cassetto questa storia" di due anni fa che pure
non è la sola occasione da me ma anche da altre non sufficientemente colta
per approfondire riflessioni serie sulla nostra e non solo nostra pratica?
Perché
allora e anche prima e anche in seguito ci fu da parte mia mancanza di sincerità,
di coraggio, di fiducia in me stessa e in altre. Timore nel sottolineare anche
nelle altre questi limiti di incapacità d'ascolto autentico e voglia di
accettare e confrontarsi fino in fondo con la diversità dell'altra/o.
Ritengo
che anche oggi questo occorra a me e non solo a me per proseguire con efficacia
la nostra strada di apertura al mondo.
Prendo finalmente ora il coraggio di
parlare perché invierò contemporaneamente a questa mia così
a lungo rinviata un'altra più attuale.
Vi ringrazio dell'ascolto