Dopo
Verona, rilanciando le "Città Vicine."
L'incontro di Verona del 13-11-05, chiesto dalle Città Vicine al Nuovo
Municipio, e per la precisione ad Alberto Magnaghi e altri uomini di quella rete
quali amministratori provinciali, comunali e urbanisti, é stato reso possibile
grazie alla mediazione di Loredana Aldegheri, Maria Teresa Giacomazzi, e altre
e altri della M.A.G. che sono con questi in contatto da tempo.
Pur consapevoli
che la rete delle Città Vicine e quella del Nuovo Municipio sono il frutto
di due politiche diverse, segnate dalla differenza femminile e dalla differenza
maschile e che si diversificano tra loro per linguaggio, elaborazione di pensiero
e forme delle rispettive pratiche, ci interessava conoscere e scambiare col Nuovo
Municipio storie, strategie ed analisi. Avevamo infatti individuato con questo,
una comunanza di desideri in merito alla cura della città e del territorio
e alla messa in opera di esperienze concrete di "buon governo" in quartieri,
circoscrizioni comunali, città, ecc. Credo che ci interrogheremo per qualche
tempo ancora, sul perché, non tanto Alberto Magnaghi che stava poco bene,
ma altri del Nuovo Municipio, che avevano accolto sin dall'inizio di buon grado
l'idea del convegno ( mi riferisco anche agli annunci dell'evento apparsi sul
n.40 della rivista "Carta" del 7-13 nov.'05 e sul sito del Nuovo Municipio
), abbiano poi deciso di non intervenire personalmente. Quello che so per certo
è che siamo rimaste disorientate per quell'assenza, trovandoci nella necessità
di dare tempestivamente forma e indirizzo differenti all'incontro.
La presenza
dell'urbanista Camilla Perrone ( che avevo conosciuta appena a Catania ad un convegno
sulla partecipazione ), che ha accettato in breve tempo con senso di responsabilità
l'indicazione da parte dei suoi compagni di percorso ad essere lei quella che
avrebbe portato al convegno l'esperienza e i saperi del Nuovo Municipio, ci ha
fatto intendere che l'incontro con quella urbanista, innamorata della gente e
dei luoghi, sarebbe stata un'occasione da non perdere e da mettere sicuramente
a frutto. Camilla, oltre a descrivere l'impegno e gli intenti che muovono il Nuovo
Municipio, ha approfondito aspetti interessanti del lavoro di questa rete, quali
ad esempio l'attenzione ad un "modello autosostenuto di sviluppo," il
"sapere esperto" che entra in gioco come cittadino, l'individuazione
di modalità efficaci per trovare forme di dialogo con gli amministratori
nella gestione della città e come docenti e ricercatori del mondo universitario
stiano sempre più entrando in contatto e lavorando insieme a donne e uomini
della cosiddetta "società civile." Durante l'incontro Camilla,
ha accettato di buon grado le osservazioni che le venivano rivolte, ad esempio
rispetto all'uso del linguaggio neutro o riguardo al dato che le elaborazioni
e le pratiche del Nuovo Municipio non tengono conto della differenza donna - uomo,
né delle relazioni di differenza. Ha cercato di rispondere alle osservazioni
partendo da sé, donna trentenne con tutt'altra storia da quella femminista,
consapevole comunque che le donne sappiamo trovare sempre risposte e soluzioni
differenti da quelle degli uomini per affrontare le cose del mondo. Di seguito,
si sono rivelate preziose le occasioni di confronto e scambio, offerteci dalle
presenze di donne e uomini di realtà politiche di cui conosciamo da tempo
storia e operato, molte delle quali trasmettono linfa vitale con la loro esperienza
e il loro sapere all'intreccio relazionale delle Città Vicine ( la Libreria
delle donne di Milano, La comunità filosofica Diotima di Verona, architette
del Politecnico di Milano e di altre istituzioni accademiche, che agli inizi degli
anni '90 hanno dato vita al gruppo Vanda, l'Autoriforma gentile della scuola,
le Vicine di casa di Mestre, la M.A.G. di Verona, la libreria delle donne di Bologna,
Identità e Differenza di Spinea, la Merlettaia di Foggia, l'associazione
Orlando di Bologna, la Città Felice di Catania, l'associazione Isthar di
Verona, la rete che donne tessono da Roma a Catanzaro sino a Chioggia e l'esperienza
del parco delle fate di Milano ). Queste
realtà sono intervenute in riferimento a come la pratica delle relazioni
possa risultare fertile per la creazione di civiltà di rapporti, forme
architettoniche armoniose e un uso assennato degli spazi nelle città e
nei territori. Il termine, "partecipazione" é stato portato in
ballo più volte, come centro dell'esperienza di alcune, che amano prendersi
cura della città; una pratica, quella della partecipazione, che a volte
si rivela poco efficace nella contrattazione con chi amministra i luoghi, (Gisella
Bassanini) ed é con questa pratica, sostanziata nel tempo da esperienze
e apporti teorici, che sta entrando in comunicazione e conflitto una pratica differente
sulla città, quella creata dalla politica delle donne, che punta maggiormente
sull'efficacia delle relazioni autentiche che vengono a crearsi tra donne e tra
donne e uomini in contesto, e punta sul protagonismo consapevole delle e degli
abitanti. Molto interesse durante l'incontro é stato suscitato anche dagli
interventi di donne e uomini di realtà di cui sino a quel momento poco
sapevamo, come ad esempio l'esperienza di alcune donne del gruppo Carovana di
Bologna, che nella loro città stanno mettendo a nudo e affrontando contraddizioni
e difficoltà procurate dalla presenza di troppi uomini migranti soli. Si
é ragionato sulla necessità di mettere in essere una qualità
autentica della convivenza, che non risenta di formule preconcette quali gli eccessi
ideologici d'ospitalità o di contro, di espressioni di razzismo e rifiuto
irriducibile nei confronti degli immigrati. Proprio su questo passaggio, Lia Cigarini
ha sottolineato la necessità di affrontare ogni questione, sia quella dei
migranti, sia quella ad esempio dello sventramento di città o territori
per consentire il passaggio dei t.a.v., senza assumere posizioni drastiche o di
schieramento, che non lasciano spazio al dialogo e non consentono la risoluzione
delle contraddizioni esasperandole. Ha fatto da cornice al convegno la bella accoglienza
preparata per gli intervenuti da Loredana, Maria Teresa e le giovani donne e uomini
che effettuano il servizio civile alla M.A.G. che con il loro calore, il pranzo
squisito, il dono delle borse con i materiali, hanno saputo creare un clima di
amorevole accoglienza. In più mi preme sottolineare, come sia giunta proprio
da Maria Teresa Giacomazzi, che insieme a Loredana Aldegheri fa quotidianamente
i conti con le problematiche di un lavoro che prende forma nell'impresa sociale
come quello della M.A.G., la sollecitazione ad esplorare e dipanare la contraddizione
che esse vivono in prima persona, riconoscendo la differenza tra un lavoro di
cura significato da relazioni, rapporti, affetti, e un lavoro di cura affidato
al terzo settore e alle cooperative di servizi, nel timore che la monetizzazione
di questa funzione, possa impoverire il simbolico che le relazioni e i desideri
creano.
A
tutto questo fermento di idee, analisi, narrazioni, critiche costruttive, che
hanno via via suscitato sollecitazioni, curiosità, condivisione e sentimenti
contrastanti anche nei giorni seguenti al convegno, si è aggiunta qualche
riflessione anche in merito a quale potrebbe essere la direzione da prendere per
le Città Vicine in vista di una sempre maggiore apertura e scambio con
realtà diverse. Mi sembra buona a questo proposito l'idea di Katia Ricci
che tra le Città Vicine circoli maggiormente il patrimonio politico acquisito
da ogni singola città o esperienza, come ad esempio quella dell' Autoriforma
della scuola, che tra le proprie pratiche annovera l'arte di promuovere prima
di ogni convegno, vari incontri tra i promotori dello stesso, per poter conoscersi
e comunicare meglio. Ma forse è opportuno riflettere a questo proposito,
come nel chiedere incontri a realtà come quelle del Nuovo Municipio, di
stampo prevalentemente maschile ( e quindi poco informati delle nostre pratiche
), si vada incontro ad esperienze diverse da quelle dell' Autoriforma che da sempre
interloquisce con il mondo delle e degli insegnanti composto per lo più
da donne e quindi più vicino ad un sentire femminile. Occorre quindi a
mio avviso, individuare modalità d'incontro che vadano bene anche per coloro
a cui chiediamo o che ci chiedono lo scambio. Per l'incontro di Verona ad esempio
con il Nuovo Municipio, si é pensato che almeno inizialmente potesse andare
bene la forma del convegno, in quanto le relazioni si sarebbero potute costruire
in seguito. Alla luce di quanto emerso e di quanto emergerà, credo si renda
visibile che caratteristica delle Città Vicine, oltre che rendere viva
la pratica della vicinanza tra loro, sia quella di saper mantenersi aperte nell'analizzare
e nel raccogliere istanze di realtà nuove e nell'accogliere la presenza
propositiva di quelle e quelli che mancano da tempo.
Un caro saluto Anna Di Salvo
Catania
li 29-11-05