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28-11-2004 Il Quotidiano della Calabria

MEMORIA NON IPOCRISIA.
CON IL VENTO NEI CAPELLI
di Franca Fortunato

Facciamo in modo che il giorno della memoria non diventi il giorno dell'ipocrisia, identificando la tragedia degli ebrei dell'olocausto con Sharon e lo Stato d'Israele.

La shoah, in terra di Palestina, lega il popolo ebreo, perseguitato, massacrato, umiliato dai nazisti, non a Sharon e al suo Stato, ma al popolo palestinese, massacrato, umiliato, disperso, esiliato, scacciato con la forza e la violenza dalla propria terra, da chi, sopravvissuto, ha voluto fare pagare agli arabi le colpe degli occidentali. Dire questo non vuol dire dimenticare i tanti ebrei vittime del terrorismo, né tanto meno giustificarlo perché, oramai dovrebbe essere chiaro a tutti che a creare e nutrire il terrorismo è la violenza e il terrore del più forte, come ci dimostra l' Iraq. Sappiamo bene che il terrorismo palestinese può essere sconfitto solo riconoscendo a questo popolo il diritto di esistere su questa terra.

Diritto che gli ebrei, prima dei palestinesi, si sono visti negare dai nazisti - come ebbe a dire Hannah Arendt nel corso del processo ad Eichmann, ex SS. Nel ricordo degli ebrei massacrati nei campi di stermino, perché le loro sofferenze non siano state vane, quel giorno parlerò alle mie alunne di una donna, una palestinese, Salwa Salem, che prima di morire ha voluto raccontare ad un'altra donna, Laura Maritano, che ne ha fatto un libro "Con il vento nei capelli", la storia della sua vita, con cui ci conduce dentro il dramma del popolo palestinese, dagli anni trenta ad oggi.

Un popolo orgoglioso, quello palestinese, fiero, combattivo, come lei. Una donna coraggiosa e vitale, Salwa, come sua madre, sua nonna, le sue amiche, che rompono lo stereotipo occidentale della donna araba oppressa e sottomessa. Una donna che ha scelto di vivere "con il vento nei capelli", che secondo un detto palestinese sta per indicare una donna troppo libera. E lei era una donna libera, con grandi desideri ed ambizioni. La sua passione politica per il popolo palestinese è stata, prima di tutto passione per la sua libertà di donna, quello che desiderava per il suo popolo, l'ha voluto, innanzitutto, per sé : decidere di sé e della propria vita, rompendo con la tradizione.

Rifiutò con determinazione il mandìl (il velo indossato dalle donne palestinesi), lo trovava brutto e sapeva che dava fastidio, scelse liberamente lo studio, il lavoro in altri paesi arabi, un marito, rompendo radicate tradizioni. Leggeva Kafka, i filosofi occidentali e Simone de Beauvoir, insieme alla letteratura araba, amava la musica classica e le canzoni della cantante araba Fairuz. Ha voluto avere dei figli, nonostante l'esilio che l' ha portata a vivere gli ultimi vent'anni della sua vita in Italia.
Una donna profondamente innamorata del suo paese, del suo popolo che è morta con la nostalgia e il rimpianto dell'esule.

Salwa, ribelle, curiosa, avventurosa, nata nel 1940, ricorda, con nostalgia, gli anni spensierati e felici dell'infanzia, spezzati dal dolore della cacciata dalla sua casa nativa che segnerà per sempre la sua vita e quella dei palestinesi.
Il padre, uomo fiero e coraggioso, aveva lottato, con i partigiani, contro gli occupanti inglesi, lei, diventata adulta, continuerà quella lotta contro gli israeliani, condividendo il sogno del ritorno in Palestina , che visse nel cuore di tutti i palestinesi fino al 1967, anno della "guerra dei sei giorni", quando ogni illusione morì.

Salwa muore nel 1992, portando con sé il suo sogno "di vedere la Palestina libera". Un sogno che, dopo che anche ai palestinesi, come agli ebrei, è stato dato il proprio muro del pianto, sembra allontanarsi sempre più. Possa quel muro, in ricordo degli ebrei massacrati e dei tanti palestinesi morti lontano dalla propria terra, come Salwa, smuovere le coscienze e unire anziché dividere arabi ed ebrei come ha fatto la regista Simone Bitton , un'araba ebrea, con il suo film documentario "Il Muro" che arriverà nelle sale cinematografiche italiane il giorno dopo la giornata della memoria.

Salwa Salem, Con il vento nei capelli - Una palestinese racconta, Giunti 2001 - vai a Libri 2005