Donne e conoscenza storica
     

Indice dei testi

  • Il punto in cui siamo
  • Le Origini
  • Il nostro cammino

Il nostro cammino
 

QUALE BELLEZZA? COME CONQUISTARNE UN SENSO LIBERO?

Riflessioni presentate all'incontro delle "Città Vicine" del 10.11.2002 a Roma
di Franca Fortunato

La gioia altro non è che il sentimento della realtà. La tristezza altro non è che l'indebolimento o la scomparsa di questo sentimento. I pazzi non sono gioiosi. Quando si è tristi a lungo e in modo continuo, si diventa un po' pazzi.

Parto da queste frasi di Simone Weil perché la bellezza, il piacere e il senso della bellezza, sento che hanno a che fare con la gioia, che è un sentimento gratuito.
Gioia provo da anni nel mio insegnamento. Gioia provo di fronte alla scoperta di una donna, di un libro, di fronte alle parole di una donna per me autorevole. Gioia continuo a provare di fronte allo stupore , alla curiosità delle mie alunne nel disvelare loro un sapere, una vita, un pensiero che le incuriosisce e le attrae.
Gioia provo nell'incontro con loro, nelle relazioni, che ci rivelano l'una all'altra.

Gioia dell'anima, perché lì passa il senso di me stessa, del mio stare a scuola e del mio insegnare.
Tutte le volte che tra me e loro si intromettono: burocrazia, dovere, carte, registro, programmazioni, schede valutative, interrogazioni, tutto diventa triste e allora cerco di aggirare, di rimuovere, di inventare, di alleggerire, di fare dell'umorismo. Sono sempre l'ultima a presentare le carte e, il più delle volte, sono pasticciate, sbagliate, fatte di corsa, scritte male e non mi curo che qualcuno possa leggerle. E' come liberarmi di un fardello, per poter riprendere la mia strada.

Non partecipo alla corsa ai progetti, costruisco incontri con donne e uomini.
Sono le relazioni che mi danno gioia e piacere e mi danno l'energia per tornare ogni giorno in un luogo,come la scuola, che diventa sempre più irritante, noioso e perciò brutto.
So che, per me, sarebbe impossibile stare a scuola senza avere, almeno, una relazione significativa. Questo vale per qualsiasi contesto in cui mi trovo a vivere.

E così, alla morte di mio marito, triste è diventata la mia casa, per me e per mio figlio, che condividevamo con lui una relazione d'amore.
Triste diventa la mia città quando viene meno, si indebolisce o scompare la relazione con donne a me vicine.
Gioia, invece, mi vene quando scrivo per "Il Quotidiano" e Stefania, caporedattrice di Catanzaro, pubblica i miei articoli senza correggere la mia lingua sessuata.

La bellezza, la gioia, la bruttezza, la tristezza, la vita e la morte, si alternano dentro e fuori di me e non mi faccio schiacciare.
L'amore per la bellezza sento che mi viene dall'amore per mia madre e per le donne che, nell'ascolto e nella lettura della loro parola, mi comunicano lo stesso piacere che provavo stando vicino a mia madre.
Di fronte alla bruttura del mondo, scelgo di stare altrove. Di fronte alla guerra, bruttura delle brutture, scelgo di stare, non in piazza, non nel movimento pacifista, non nella raccolta di firme, ma nell'aula con le mie alunne per ascoltare le loro paure, i loro sentimenti e il loro amore per il bello e ascoltare, insieme, la parola di altre donne come Simone Weil, Hannah Arendt, Virginia Woolf, Luisa Muraro ed altre.

E' così che i luoghi prendono forma e diventano belli da abitare.
Quando sopraggiunge la morte, la bellezza dei luoghi vive nei ricordi, come la casa di mia madre, dove lei non c'è più.
Quale bellezza? Come conquistare un senso libero ?
Alla domanda "quale bellezza? rispondo quella delle relazioni con donne e uomini, più donne che uomini, che mi danno qualcosa e a cui devo gratitudine e riconoscenza.

Alla domanda "come conquistare un senso libero della bellezza?" rispondo attraverso la gioia pura, il piacere puro che qualcuna/o, qualcosa mi dà per il solo fatto che esiste, accade.
In un mondo che altri lavorano per rendere sempre più brutto, immettere bellezza con le nostre relazioni, è un miracolo, nel senso arendtiniano, ed ha a che fare con l'opera materna.
In un convegno, a Catanzaro, sulla legge Bossi - Fini, un prelato ha detto che di fronte a una legge che rende il mondo più ostile, più inospitale e, perciò, brutto, il compito dei cristiani è lavorare per la pace e l'ospitalità, perché questo vuol dire stare presso Dio. Io, al posto di Dio ci metto la madre e dico che, immettere bellezza nel mondo, è stare presso di lei.

Il "senso libero" della bellezza , credo che più che una conquista, sia un guadagno.
Io l'ho guadagnato nell'incontro con il pensiero e la politica della differenza.

Per anni, anch'io sono stata conquistata dall'idea di una bellezza del mondo da costruire in un futuro che non avrei visto. Nell'attesa il mio sguardo non vedeva che brutture contro cui lottare, pur sapendo che tutto era inutile.
Rancore, frustrazione, rabbia, impotenza, dominavano la mia politica.
Gli uomini coprivano tutto con il piacere che procurava loro la lotta, nel presente, per il potere.

Guadagnare il senso libero della bellezza, per me, ha voluto significare riconoscere, prima di tutto, il bello che c'è in me, riconoscermi e vedermi bella per il semplice fatto di essere nata da una donna. Riconoscere che avere cura del mio corpo è il modo per ringraziare mia madre per avermi messa al mondo.
Ma, quello che, ancora, non riesco a vedere come bello, è la morte.
Mia madre, morendo, mi ha insegnato che la morte fa parte della vita e mio marito che, non sempre, la morte è la fine "naturale" di una vita vissuta.


08 - 10 - 2002