Donne e conoscenza storica
     

Indice dei testi

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  • Le Origini
  • Il nostro cammino

Il nostro cammino
 
INCONTRO DI ROMA DELLE "CITTA' VICINE"

di Franca Fortunato

Nell'ultimo incontro delle "Città Vicine", tenuto a Roma il 16.11.2003, la discussione ha avuto al centro tre questioni:

1) Creare mondo con un elemento in più, che è la relazione politica con gli uomini;
2) Essere città - Essere "Città Vicine" : nominare lo scambio;
3) Il senso dell'abitare.

<Nell'incontro dell'estate passata ad Adelfia - ha esordito Anna Di Salvo - abbiamo ribadito come l'essere città ,"fare città" è, prima di tutto, "cura delle relazioni", ma il fatto che per la prima volta ad Adelfia siano venuti degli uomini, ci pone, oggi, un'altra questione che sta nel "cercare i passaggi necessari " per passare dai luoghi protetti delle donne" alla relazione di differenza con gli uomini nel mondo >.
In questo passaggio "bisogna o no abbandonare i luoghi delle donne?".
Vivien dice di si. < E' necessario - dice - che ci si sposti dai luoghi di sicurezza delle donne. E' uno strappo che dobbiamo fare. Dobbiamo ripensare le dimore delle donne nella prospettiva della relazione con gli uomini, bisogna riarredarle per una convivenza con loro >.
Non è necessario - risponde Adriana - abbandonare i nostri luoghi. < Noi i nostri luoghi più sicuri non li abbandoniamo - dice - noi li distinguiamo. Non abbandoniamo i luoghi della politica delle donne, né ci chiudiamo dentro. Ci vediamo solo come donne e poi anche insieme agli uomini >.
Uomini con cui oggi si fa una fatica enorme a fare politica - aggiunge Carla -e < se non c'è una fonte di forza, che è il simbolico materno, diventa difficile stare con loro >.
<Il problema non è abbandonare i luoghi delle donne - continua Carla - ma trovare mediazioni tra questi e i luoghi esterni, dove ci sono gli uomini > perché - come dice Letizia < gli uomini non vengono nei luoghi delle donne o dove ci sono più donne che uomini >.

Ma, c'è chi teme la relazione con gli uomini.
Infatti, Caterina dice : < relazionarsi con gli uomini può significare perdere la propria forza > perciò aggiunge < non so se mi relazionerò con loro >.
La relazione con gli uomini è difficile, < spesso non ha successo - dice Clara - > ma, <questa è la fase dell'ascolto, del rendersi visibili l'uno all'altra - aggiunge Vivien -. Il vedersi tra donne, tra il sé e sé con altre donne e il vedersi con gli uomini, è uno spostamento che dobbiamo fare, prima di tutto, dentro di noi >.

Questo richiede un'interrogazione su "che cosa ci spinge verso gli uomini?".
< Anch'io - dice Carla - vengo da un'autosufficienza rispetto agli uomini e da questa ne sto venendo fuori dopo aver incontrato Adriana e "Identità e Differenza". Dall'autosufficienza si può venire fuori, io ne sono venuta fuori - continua - se c'è in noi un forte movente personale, un punto su cui fare leva. Io questo punto l'ho trovato nella felicità che provo quando vedo gli uomini abbassare le difese e accettare che i sessi sono due >.
<Ma, -aggiunge Adriana - lo spostamento verso gli uomini deve avvenire ovunque. Ci sono donne che fanno la politica delle donne con le donne e poi a casa con i loro uomini prendono le distanze >.

Noi ci facciamo carico della relazione con gli uomini e gli uomini ? E' quanto chiede Sara agli uomini presenti.
< Qual è - li incalza - la difficoltà che voi uomini avete a parlarvi tra voi e perché avete sempre bisogno della mediazione femminile? >.
Alla sua domanda risponde solo Gianpiero, che esordisce ricordando la sua collocazione dentro " La Merlettaia", luogo di donne e uomini fin dalla sua nascita.
< In questo luogo - dice Gianpiero - ci sono da 10 anni , fin dall'inizio.
Ho più difficoltà a relazionarmi con gli uomini che con le donne. Ho difficoltà a parlare con loro perché non accetto né la sopraffazione né la complicità. Mi piace un certo modo di vivere la complicità con le donne. Per complicità intendo il "dirsi la verità", il mettere in campo una relazione senza un "non detto". Questo è più difficile da fare con gli uomini che con le donne.
Ho avuto relazioni amicali forti con gli uomini. Oggi le relazioni con le donne mi permettono di avere relazioni disincantate con loro. Ma ho pregiudizi verso gli uomini. Mi piace stare nel mondo creato dalle donne.
Sono restio a vederci solo "tra uomini" perché è come imitare quello che hanno fatto le donne. Mi convince di più lo scambio nella relazione di differenza >.
< Quanto dice Gianpiero mi inquieta - dice subito Vivien - perché nel suo non riuscire a parlare con gli uomini è come se una parte di sé si è persa. Come può un uomo autogenerarsi rispetto alla sua sessuazione senza un "tra uomini"?. E' come un abbandonare la propria sessuazione maschile>.

< E' inquietante - aggiunge Clara - che gli uomini non riescano a parlarsi. Una mediazione femminile è necessaria anche per gli uomini, ma questi non possono perdere il rapporto tra loro >.
Ma, gli uomini le mediazioni tra loro ce l'hanno e sono fortissime, noi non riusciamo a scardinarle, dice Letizia e aggiunge che "ciò che li unisce è la sopraffazione: parlano sempre loro e tra loro, e sono replicanti" e, rivolgendosi agli uomini della differenza dice che l'abbandono della propria sessuazione crea una forma di narcisismo. Nei loro confronti dobbiamo cambiare metodo .
< Gli uomini - dice Adriana - si devono caricare la responsabilità delle relazioni con gli altri uomini >, e Carla aggiunge che la mediazione tra uomini può essere sostenuta da donne che dicano "gli uomini non sono tutti uguali" e rispondendo a Letizia, dice che "non va bene questa cavalleria. Dobbiamo tirare fuori il conflitto senza distruggere. Siamo abbastanza forti per sapere che siamo capaci di non distruggere e di non farci distruggere ".

< La disponibilità degli uomini - dice Alvaro - verso la politica delle donne può essere narcisismo per dire agli altri "io sono migliore di voi" >.
Il fatto è che gli uomini non hanno le parole per dirsi - dice Maria - se chiedi loro
< cosa ha spostato in te l'esperienza con le donne? > restano senza parole.

Ma quale politica con gli uomini?
< Sappiamo che cos'è la politica delle donne - dice Adriana - sappiamo qual è la politica di chi governa, ma quella che sarà la politica di donne e uomini non lo so, si vedrà. Per ora c'è la politica di ascolto tra donne e uomini >.
Ma, dice Cristiana < per ascoltare l'altro dobbiamo essere libere, libere da certezze, libere dai luoghi >.
< Nella relazione con gli uomini - dice Clara - dobbiamo tenere presente che tutto quanto per noi è politica, ma la politica non è tutto. Dobbiamo tenere presente anche che non tutto dipende da noi >.
Riccardo chiede < cosa intendiamo per politica, quale rapporto tra sfera pubblica e privata? > e Pinuccia < si può iniziare la relazione di differenza dal fare iniziative insieme agli uomini? >.

La discussione è continuata sulle altre due questioni: Essere città, essere "Città Vicine" e sul senso dell'abitare.

Fa città e "Città Vicine", prima di tutto la cura delle relazioni, dice Anna. Relazione tra donne e tra donne e uomini. Riuscire , donne e uomini, a segnare la città con le relazioni di differenza, è "la scommessa" che le donne devono affrontare, aggiunge Vivien.
Tra le donne delle "Città Vicine" alcune all'inizio non volevano spostarsi sulla relazione con gli uomini. Dopo Adelfia - come hanno detto Lina e Mirella - c'è stato questo spostamento. Le relazioni nelle "Città Vicine", perciò, creano spostamenti, spostamenti dentro di sé e fuori di sé. Spostamento di sguardo che "rende più facile affrontare il rapporto con gli uomini".

Per alcune si tratta ancora di trovare dentro di sé quella "motivazione forte" che ti spinge a spostare lo sguardo e vedere la città attraverso le relazioni tra donne e tra donne e uomini.
< Come "Città Felice" - dice Anna - sempre attente a quanto avviene in città, ci siamo accorte che, frequentando, in maniera allargata, associazioni, luoghi new - global, risultava difficile intrecciare relazioni di differenza con gli uomini.Mentre è stato più facile praticare rapporti personali con uomini con cui condividevamo l'amore per la città, come è successo con Riccardo e Franco, con cui condividiamo interessi comuni e cerchiamo di dirci la diversità delle nostre esperienze di donne e uomini. Dalla chiarezza che mi viene dalla relazione con gli uomini, traggo anche il senso dell'abitare la città >.
< Il senso dell'abitare - dice Katia - per me significa apertura di spazi, di analisi, lettura della realtà, ricerca di un linguaggio nuovo >.
< Sono spinta ad occuparmi della piazza in cui vivo - dice Mirella - perché amo questo luogo per le relazioni che ho >.
< Si impara ad abitare il proprio luogo - aggiunge Tilde - imparando ad abitare se stessi >.
<Il senso primario dell'abitare, dunque - dice Vivien - è abitare te stessa e il luogo che ti circonda >.
< Sull'abitare - dice ancora Carla - sono confusa. Sono di Venezia, parlo il veneziano ma non vivo a Venezia e parlo veneziano solo in casa. Il mio abitare è l'abitare la rete di amicizie che ho, lì abito e sono abitata. Come far vedere l'abitare, l'amicizia, nella città? Ci devo pensare >.

< Abitare, anche per me, - dice Maria Luisa - è abitare attraverso le amicizie >.
Ma, più di "abitare" - osserva Silvia - si tratta di "coabitare", "abitare è convivenza di differenze. < Certo - dice Donatella F. - abitare è abitare la rete di relazione ma è anche un abitare con le cose >.

Le "Città Vicine" sono un luogo di abitare le amicizie e le relazioni nello scambio.
< Questo mi dà forza - dice Donatella F.- nell'abitare la mia città, Bologna, dove il centro, in cui abito, si va sempre più degradando ed ho bisogno di creare forme nuove dell'abitare. Come faccio a relazionarmi con tutto ciò che c'è fuori casa mia? Come faccio a rapportarmi con il nuovo che è nato nella mia città?>.
Ma che cosa si scambiano le "Città Vicine" ?
< Stentiamo a dirlo - dice Anna >, ma poi Adriana aggiunge < c'è stato un arricchimento di relazioni, è stato un allargare le relazioni e così siamo diventate diverse. A volte mi sento estranea nella mia città e mi sento, invece, abitata dalla relazione con Anna, Tilde delle "Città Vicine" >.

Con le "Città Vicine" sono nati, perciò, pensieri, intese, idee, vicinanze ed è bello - osserva Vivien - che lo si dica. Tutto sta avvenendo in modo fluido: articoli su Via Dogana, tessiture, progetti, misura l'una dell'altra.
Le "Città Vicine" sono un "momento prezioso" per tutte e tutti.

30/11/03