Donne e conoscenza storica


Wanda Tommasi, I Filosofi e le Donne. La differenza sessuale nella storia della filosofia, Tre Lune Edizioni, 2001
ampi stralci del primo capitolo

    Wanda Tommasi è una filosofa della Comunità Diotima dell'Università di Verona

Collegamenti nel sito:

Luisa Muraro, Le amiche di Dio

Il Manifesto: intervista di Federica Giardini a Francoise Collin

1. La differenza di essere donna/uomo nel /pensiero

Nel 1938, ne Le tre ghinee - un'opera fondamentale per la presa di coscienza femminista del nostro secolo - Virginia Woolf, in risposta al segretario di un'associazione antifascista che le chiedeva di fare qualcosa per prevenire la guerra e per contrastare l'avanzata del fascismo in Europa, rispondeva invitando le donne, le sue simili, cioè la metà dell'umanità che, da secoli, era stata esclusa dalle faccende pubbliche, tanto di guerra come di pace, ad una presa di coscienza radicale circa se stesse, il proprio rapporto con le altre donne e con gli uomini, con l'istruzione, con il denaro e con il lavoro, con la politica, in breve con il mondo.

Allo scopo di prevenire la guerra, Virginia Woolf invita le sue simili, innanzitutto, ad esercitare il pensiero, non tanto nel senso di accumulare conoscenze, quanto piuttosto in quello, ben più importante, di rendersi conto di come la differenza sessuale informi di sé ogni aspetto dell'esistenza e anche la vita della mente: "Pensare, pensare, dobbiamo. In ufficio; sull'autobus; mentre tra la folla osserviamo l'Incoronazione e t'investitura del sindaco di Londra; mentre passiamo accanto al Monumento ai Caduti; mentre percorriamo Whitehall; mentre sediamo nella tribuna riservata al pubblico della Camera dei Comuni; nei tribunali; ai battesimi, ai matrimoni, ai funerali. Non dobbiamo mai smettere di pensare: che "civiltà" è questa in cui ci troviamo a vivere? Cosa significano queste cerimonie e perché dovremmo prendervi parte? Cosa sono queste professioni, e perché dovremmo diventare ricche esercitandole? Dove, in breve, ci conduce il corteo dei figli degli uomini colti?"1
È una strana specie di pensiero - per la verità, un autentico pensiero filosofico - quello che, come auspica Virginia
Woolf, si esercita in ogni momento dell'esistenza, intrecciato con ogni azione quotidiana, quello in cui il pensare è indisgiungibile dal fare. Pensiero vivente, sperimentante, indissolubile intreccio di pratica e teoria, tale è il pensiero della differenza sessuale.
E' quest'ultima, infatti, ciò a cui Virginia Woolf in definitiva, invita le proprie simili, la metà dell'umanità a cui è toccato in sorte di nascere di sesso femminile. È un pensiero che riguarda tutte e tutti, donne e uomini, ma di cui soprattutto le prime, storicamente, si sono fatte carico, perché è stato, nella storia, proprio il movimento delle donne a mettere in questione la cultura e la politica emancipazionista e a far valere il punto di vista della differenza: perciò, di differenza sessuale bisogna parlare innanzitutto al femminile. È, questo, uno squilibrio teorico, il quale è frutto di uno squilibrio storico, cioè dell'oppressione subìta dalla parte femminile dell'umanità e dell'insignificanza in cui è stata lasciata, per secoli, la differenza femminile.

Molti pensano ancora oggi, e anch'io sono stata educata a pensare, che la differenza di essere donne/uomini non conti in quello che fa la mente, ma questo convincimento è per la verità, in questi ultimi anni, un po' meno granitico di un tempo.2 Proprio la filosofia deve farsene carico: la filosofia in senso originario, in quanto essa riporta ogni altro sapere all'Uomo. Salvo il fatto che, per il pensiero della differenza, l'Uomo non esiste. Esistono invece donne e uomini.3 il pensiero della differenza è ancora agli inizi; ma sono inizi ormai già abbastanza consolidati da promettere di sovvertire i contenuti e le forme della conoscenza, il linguaggio e la politica.


Quasi cinquant'anni dopo l'esortazione di Virginia Woolf a pensare il senso della differenza sessuale, un invito analogo ci viene da un'altra pensatrice femminista, Luce Irigaray:<<La differenza sessuale rappresenta uno dei problemi o il problema che la nostra epoca ha da pensare. Ogni epoca - secondo Heidegger - ha una cosa da pensare. Una soltanto. La differenza sessuale, probabilmente, è quella del nostro tempo>>.
Ricordo questo secondo invito, questo ripetersi della medesima urgenza, quella di far trasparire il senso di essere donne/uomini anche nelle operazioni proprie della mente, perché l'allargarsi dell'orizzonte della differenza sessuale, in questi ultimi anni, ha reso consapevoli quelle donne che in esso si sono impegnate del fatto che, in realtà, il tentativo di far valere un punto di vista femminile sul mondo si è ripetuto, nella storia, più e più volte, ma senza riuscire mai a consolidarsi in una tradizione stabile: da Ipazia di Alessandria, a Ildegarda di Bingen, a Margherita Porete, a Mary Wollstonecraft, si fa sempre più lungo l'elenco delle donne che hanno tentato di proporre una prospettiva femminile nel pensiero e nel sapere.5
In questo mio lavoro, alcune di queste voci femminili faranno da contraltare a quelle di filosofi che, in modi e in luoghi diversi delle loro opere, hanno espresso il loro pensiero