|
Donne
all'inizio della storia moderna
|
da Christine
de Pizan, La Città delle Dame, Libro primo, II
(a cura di Patrizia Caraffi), Luni, Milano Trento, 1997
Qui Cristina
racconta di come le apparvero tre dame e di come quella che
era davanti le parlò per prima e la consolò
Immersa
in quei dolenti pensieri, a capo chino per la vergogna, gli
occhi pieni di lacrime, stavo appoggiata, con la guancia sulla
mano, ad un bracciolo del mio scranno, quando improvvisamente
vidi un fascio di luce sul mio grembo, come un raggio di sole.
E io, che stavo in una stanza in penombra, dove a quell'ora
non poteva entrare la luce del sole, trasalii. Come se mi
fossi svegliata di colpo, alzai la testa per guardare da dove
provenisse quel chiarore, e vidi in piedi davanti a me tre
dame incoronate, dal portamento maestoso: lo splendore di
loro visi radiosiilluminava me e tutta la stanza. Inutile
chiedersi quanto fossi meravigliata, anche perchè le
dame erano entrate, nonostante le porte chiuse. Temendo che
fosse una visione tentatrice, mi feci il segno della croce,
piena di paura.
Allora la prima delle tre dame sorrise e cominciò a
parlarmi così:<<Figliola cara, non spaventarti,
non siamo venute per agire contro di te o farti del male,
ma per consolarti, prese da compassione per il tuo turbamento.
Vorremmo toglierti dall'ignoranza, che ti acceca tanto da
farti dimenticare ciò che conosci con certezza, per
credere a qualcosa che sai, vedi e conosci solo per le numerose
opinioni altrui. Assomigli a quello sciocco di cui si racconta
che, dormendo in un mulino, fu vestito con abiti femminili
e, al risveglio, quelli che si prendevano gioco di lui gli
dissero che era una donna, così egli credette più
alla falsità delle loro parole che alla certezza della
propria identità. Mia cara, che ne è stato della
tua intelligenza? Hai dunque dimenticato che l'oro fino si
tempra nella fornace, e che non si altera nè cambia
le sue caratteristiche, anzi più lo si lavora più
si affina? Non sai che sono le cose migliori ad essere più
dibattute e discusse?
Se consideri la questione dell più alte forme della
realtà che sono le idee e la loro sostanza celestiale,
pensa a come i più grandi filosofi, che tu ascolti
contro il tuo stesso sesso, non siano riusciti a distinguere
il falso dal vero, contraddicendosi e criticandosi l'un l'altro
come tu stessa hai notato nella Metafisica, in cui
Aristotele riprende, criticandole, le opinioni di Platone
e di altri. E guarda ancora se S.Agostino e gli altri dottori
della Chiesa non hanno criticato allo stesso modo Aristotele,
in certi passaggi, pur essendo egli considerato il principe
dei filosofi, per la perfezione raggiunta nella filsofia naturale
e morale. Sembra che tu pensi che tutto quello che viene detto
dai filosofi sia degno di fede e che essi non possano sbagliare.
E dei poeti di cui parli, non sai che essi hanno raccontato
molte cose in maniera immaginaria e che speso vogliono esprimere
il contrario di ciò che scrivono? Si può applicare
loro la regola grammaticale dell'antifrasi che indica come
sai, il procedimento secondo il quale si definisce qualcosa
come cattivo per lasciare intendere che è buono e viceversa.
Ti consiglio dunque di volgere a tuo vantaggio i loro scritti
interpretandoli in questo modo, quale che fosse il loro intento,
là dove essi biasimano le donne. E può darsi
che Mateolo nel suo libro avesse questa intenzione, perchè
vi sono molte cose che, prese alla lettera, sarebbero pura
eresia. E per l'attacco contro il matrimonio, condizione santa,
degna e stabilita da Dio, da parte non solo di Mateolo, ma
anche di altri, come nel Roman de la Rose, che gode
di grande credito a causa dell'autorità di chi l'ha
scritto, l'esperienza dimostra che la verità è
tutto il contrario del male che diconoessere in questa condizione,
per la gran colpa e responsabilità delle donne. Infatti,
dove ci fu mai un marito disposto a tollerare una tale autorità
della moglie su di lui, da permetterle di rivolgergli tante
villanie e ingiurie
come questi affermano provenire dalle donne? Credo che, per
quanto tu ne abbia potuto leggere, non l'avrai mai visto con
i tuoi occhi: queste sono vere e proprie menzogne. Così
ti dico per concludere, cara amica, che è la tua ingenuità
ad averti condotta a questa opinione. Ora torna in te, recupera
il tuo buon senso, e non turbarti più per simili sciocchezze.
Sappi che ogni maldicenza sulle donne ricade su chi la fa,
e non sulle donne stesse>>:
Margaret
L. King è autrice di un ampio studio tradotto in italiano
Le Donne
del Rinascimento pubblicato nel 1991 dall'editore Laterza.
Questa studiosa sottolinea la presenza straordinaria di Christine
in questo secolo. In quello che adesso è un best seller
La Città delle dame, l'autrice immagina di essere
svegliata da tre donne, Ragione, Rettitudine e Giustizia che
l'avvertono della misoginia circolante. E lei comincia a sognare
di una città delle donne. <<La controversia , quindi
finisce qui. Christine non si impegnerà più nelle
infruttuose schermaglie della querelle contro le schiere
dei dotti, ma costruirà una nuova base operativa, una
fortezza armata, invincibile>> (pag.258)
Questa
città è ripartita in tre e abitata dalle donne
del passato: ci sono le regine, le amazzoni che guidano gli
eserciti, nella seconda parte ci sono le donne obbedienti insigni
per avere preservato la castità amato i mariti onorato
i genitori e nella terza parte ci sono le martiri per la fede.
Questa città riunisce tutte le donne << non solo
il rifugio di voi tutte...ma anche la difesa e la guardia contro
i vostri nemici e assalitori, se ben la difenderete>>
Le donne che compaiono sulla scena della città sono tutte-
anche le donne 'discusse'- guardate da Christine con uno sguardo
attento e valorizzante, come avviene per Zenobia,
Semiramide, Medea. E' una storia straordinaria dunque. Questo
libro è contestualizzabile nella querelles
des femmes che durerà per secoli e sulla quale
ha svolto una ricerca Gisela
Bock. L'occasione per Christine era stata - fino dai suoi
primi scritti - rispondere al Roman de la rose e alla
prosecuzione dello stesso da parte di Jean de Meung. Testo misogino
al massimo aveva avuto molte critiche anche da parte di Jean
Gerson e di altri intellettuali.
L'autrice nel 1389 ha 25 anni, è contemporanea di Giovanna
d'Arco quindi la sua vicenda si colloca nel pieno della seconda
fase della Guerra dei 100 anni.
Christine è a Parigi quando Etienne Marcel, per un breve
periodo, a capo di lotte condotte dai borghesi parigini impoveriti
dalla guerra e dalle tasse, riesce a scacciare il re e a conquistare
Parigi.
Italiana figlia del medico di corte. Rimasta vedova di un marito
amatissimo - non si risposerà mai per sua scelta.
Inizia a scrivere per manenere sè e i suoi figli. Una
scorrevole e dettagliata biografia di Christine de Pizan l'ha
scritta Regine Pernoud. Il capolavoro di Christine Le Livre
de la Citè des dames è stato scritto fra il
1405-5
Scrisse varie opere. E alla fine della sua carriera e vita ha
lasciato un poema su Jean d'Arc. Nel Ditiè de Jehanne
d'Arc Christine descrive la giovane come un'amazzone, come
dice la King <<non le appare mostruosa, ma audace, trionfante,
capace>> (pag.262)
|