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Elena Urgnani , Eleonora de Fonseca Pimentel, Testi letterari

 

AUTRICE: Eleonora de Fonseca Pimentel nacque a Roma il 13 gennaio 1752 da famiglia portoghese residente a Roma già dall'inizio del secolo. Come altre famiglie portoghesi, anche la sua fu costretta a lasciare Roma per rappresaglia dello Stato Vaticano contro Pombal, il primo ministro portoghese che aveva cacciato i gesuiti dal Portogallo.

All'età di otto anni Eleonora giunse a Napoli dove ebbe i migliori precettori, studiò lingue moderne (inglese, francese, italiano e portoghese), latino, greco, matematica, e chimica e cominciò a scrivere poesie, che le valsero nel 1768 l'ammissione in Arcadia, con il nome di Altidora Esperetusa (un'allusione alle sue due patrie: Esperia e Lusitania).

Un poema epitalamico in ottave, Il tempio della gloria le acquistò il favore degli sposi: la regina Maria Carolina e il re Ferdinando IV di Borbone. Divenne bibliotecaria personale della regina e fu in corrispondenza con il Metastasio, al quale inviò alcune sue cantate, fra cui ricordiamo La nascita di Orfeo (1775) e Il trionfo della virtù (1777).

Fu in rapporti epistolari anche con Voltaire. Nel 1778 sposò un tenente del reggimento del sannio, Pasquale Tria de' Solis, da cui ebbe subito un figlio, che però morì all'età di otto mesi. Altri due tentativi di provare la maternità terminarono con un aborto spontaneo. Fu allora che scrisse i Sonetti per la morte del figlio e
l' Ode elegiaca per un aborto
.

In seguito si separò dal marito, che la picchiava, e andò a vivere da sola, vivendo dei propri mezzi e di un sussidio della corte, e dedicandosi allo studio e alle traduzioni: dal latino del libro di Nicolò Caravita, Niun diritto compete al Sommo Pontefice sul Regno di Napoli (1790) e dal portoghese: l' Analisi della Professione di Fede del Santo Padre Pio IV, del padre Antonio Pereira de Figueredo (1791).

Scrisse anche un progetto di Banca Nazionale, che purtroppo è andato perduto. Allo scoppio della rivoluzione francese perse il favore della reggia, perché sospetta di simpatie giacobine. Nel dicembre 1797 le fu sospeso il sussidio mensile e il 5 ottobre 1798 venne arrestata e condotta al carcere della Vicaria. Forse fu scarcerata in dicembre, o forse fu liberata dalla folla che assaltò le carceri quando l'esercito francese assaltò la città, provocando la fuga dei re Borboni.

In ogni caso la cittadina Fonseca Pimentel assunse in prima persona la direzione del Monitore Napoletano e la responsabilità di scrivere i trentacinque numeri della rivista che accompagnarono lo svolgersi del breve ma intenso tentativo rivoluzionario della Repubblica Napoletana del 1799. Al rientro a Napoli dei Borboni, preceduti dalle armate sanfediste, fu giustiziata come rea di stato e morì impiccata sulla piazza del mercato il 20 agosto 1799.

Tutta la sua opera antecedente al Monitore napoletano è stata raccolta nel libro a cura di Elena Urgnani, La vicenda letteraria e politica di Eleonora de Fonseca Pimentel. Napoli: La Città del Sole, 1998, con prefazione di Luisa Muraro. ISBN 88-8292-094-1

Gli articoli del Monitore sono stati invece raccolti nel volume a cura di Benedetto Croce, Il Monitore Repubblicano del 1799. I edizione Bari: Laterza, 1943, ora ripubblicato da Il Mulino, 1999.

E.U.