Donne e conoscenza storica

 

 

bibliografia fino al 1989

 

bibliografia: 1995 a oggi



AUTOCOSCIENZA LETTERARIA FEMMINILE
(Diari, autobiografie, epistolari)

di Donatella Massara



Scrivere a partire da sé sembra essere un mezzo espressivo capace di risvegliare il desiderio di scrivere in chi non ha cultura, istruzione o semplicemente non è dotato di virtù letteraria.
Al diario, all’autobiografia attraverso epistolari e altri scritti, hanno atteso le persone più diverse.Le donne in questo genere hanno trovato possibilità espressive che, quasi naturalmente, adeguate alla loro situazione di emarginate dai luoghi dove operano le grandi scelte, sono riuscite a rispondere alle esigenze più profonde. Il valore di queste esigenze risiede nella ragione, decentrata da quella maschile, che struttura questa particolare produzione letteraria. La ragione maschile regolata da un preciso discorso disciplinare chiama all’esistenza una parola che è alle prese anzitutto, con ciò che si deve dire e non dire. Il diario femminile straccia i veli di una censura con un gesto che attualizza sempre la scelta stessa.
Da qui l’emarginazione toccata a questo tipo di produzione.
Questa storia letteraria se è relegata negli scaffali del pensiero minore è legata alla storia delle donne: attraversò i secoli ha tramandato amori, gioie, dolori del sesso femminile.
Cristina di Ulfeldt, Rahel Varnagen, Anais Nin, Simone de Beauvoir, Carla Lonzi e cento e cento altre donne narrano e scrivono solo della loro vita; tutte unite dal desiderio autentico e terribile di dichiarare la propria ragione.
E’ la ragione di se’ delle donne che ha trovato espressione in diari intimi e pubblici: dichiarazione di esistenza autonoma che passa attraverso l’intollerabile unità per il pensiero neutro, di partire da sé  per ragionare.

Nelle donne che hanno scritto di sé si ritrova l’identico bisogno di oggettivare un’esistenza per sottrarsi allo scorrere di un tempo storico immemore dell’ esistenza femminile.
Queste testimonianze sono momenti della storia , momenti d’essere delle donne: ogni donna che ha scritto di sè ha dato al mondo una parte della propria vita.
Il diario è spesso un modo dì dare risalto alla differenza, di redigere una scrittura capace di accogliere la vita e viceversa.
E’ un rifiuto a sottostare alle leggi della ragione maschile. Il pensiero dominante,  fondato sull’unicità delle interpretazioni e dei riferimenti vede popoli invece che classi e umanità invece che sessi, così che la povertà come la svalorizzazione risultano pure fatalità.
La madre che manda nel mondo la figlia a parlare della storia di due donne indica un segno femminile che nella lingua narrante della genealogia femminile ha rappresentazione anzitutto come storia personale. L’autocoscienza come pratica politica delle donne ha proseguito questo cammino.

C’è una trasgressione verso la cultura maschile nell’atto di una donna che scrive di sé.

In Eloisa,  nelle lettere a Abelardo, l’ascolto dei propri sentimenti trova una via diretta ma anche semplificata eppure rafforzata dalle modalità di pensiero dei suoi tempi. Quello medioevale a cui non era abitudine la riflessione puntuale sulla propria persona. C’è però un’intransigenza verso le proprie emozioni da cui emerge una volontà,  perlomeno spirituale, differente da quella maschile, espressa in criteri di ordine materiale a cui non era facile sapersi appellare.
Nel 600 e nel ‘7OO la raccolta di viaggi o la denuncia delle condizioni di vita delle donne, come in Arcangela Tarabotti che scrisse sulla sua monacazione forzata,  esprimono una rottura sia con i consueti canoni di vita sedentaria delle donne sia con i principi universalistici.

E’ nel Romanticismo che compare la riflessione su di sé senza pudori. Nel libro di Hannah Arendt sulle lettere e i diari di Rahel Varnagen , si scopre questa penombra della coscienza di una donna che vigila in continuazione sul proprio sentire, che pone le distanze dall’esercizio dogmatico e sistematico della ragione filosofica maschile.
Le donne scrivendo diari non trasgrediscono solamente ma hanno modo di sottolineare una differenza, in altre forme indicibile. C’è un altro aspetto: il rendere conto e il mettere ordine nel propri pensieri e la sua necessaria valorizzazione simbolica.
Se alla madre è stato riconosciuto il debito simbolico c’è una rispondenza perfetta ai desideri della figlia . Riconosciuto alla madre il suo valore, la coppia madre reale-madre simbolica ha dimostrato fino a ora di essere forte e capace di estendere i suoi benefici laddove esistono rapporti di affidamento.
C’è però un di più  riscontrabile in alcune esperienze di donne che rimanda all’esercizio di
un’ imperfetta economia, dove qualcosa resta scoperto dalla giusta attribuzione di valore simbolico e si riflette nei rapporti che queste donne hanno con altre e con il mondo. Non è che piu’ si fa e più c’è da raccontare, prima o poi. E’ qui però che la possibilità di valorizzare la lingua narrante dimostra di produrre efficacemente un guadagno.
Il ‘di più’ dell’esperienza femminile trova nei diari il modo di contarsi. E questa somma ha una ragione che se non è un modello esemplare di vita femminile storicamente ha un senso.
Parlare di sé colma l’inevitabile squilibrio che c’è nella vita delle donne fra la loro esistenza ‘naturale’ e quanto fa parte di modi di vita nuovi che fra le donne si creano. Anche questa scrittura è documentazione per sé e per le altre e prende forma nella storia del pensiero e dell’esistenza.

(testo scritto e diffuso nel 1989)