Quella volta che Deep Blue sfidò Kasparov

Gli osservatori più esperti raccontano che Kasparov giocò male, abbandonando una partita che poteva concludere in pareggio e commettendo un errore, inusuale per lui, nell'ultimo scontro.
Certo è che al di là delle possibili considerazioni sulla condotta di gara, la prima sconfitta di un campione di scacchi per opera di una macchina - il supercomputer Deep Blue dell'IBM - ha segnato comunque una svolta epocale nel confronto tra intelligenza umana e intelligenza artificiale.
La questione vi potrebbe sembrare futile, se siete fra quelli che pensano che l'incredibile capacità di calcolo dei computer attuali possa egregiamente sostituire le facoltà umane in alcuni compiti, e che, per quanto riguarda i restanti, sia solo questione di tempo.
A smentire questa opinione vi è l'esperienza maturata nell'ambito dei giochi: sembra infatti che la superiorità della macchina sia palese solo per la dama e l'otello. Per quanto riguarda gli scacchi, il backgamon e lo scarabeo vi è una sostanziale parità, mentre per bridge e poker l'uomo è per ora irraggiungibile.
Il confronto in questo particolare campo mette in risalto una questione fondamentale: quanto siano diverse l'intelligenza umana e quella dei supercalcolatori. Se un calcolatore, per ogni mossa di scacchi, sceglie tra miliardi di possibilità, uno scacchista provetto ne considera solo qualche decina o al massimo un centinaio. Una manciata ma, assicurano coloro che studiano il "fenomeno", è sempre la manciata migliore.
Di questi aspetti, e della partita di Kasparov, si racconta in una pagina di Scientific American:
http://www.sciam.com/explorations/042197chess/