Dal codice a barre al chip: innovazione infernale?

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Il codice a barre fu introdotto per la prima volta nel 1974; era applicato a una confezione di gomma da masticare. Oggi si calcola che ogni giorno circa 5 miliardi di codici a barre siano registrati dagli appositi lettori ottici. C'è chi propone di mandare in pensione il 26enne codice a righine, e sostituirlo con un chip, ovvero un piccolo microprocessore. Quello che si vuole ottenere è uno strumento che consenta di avere più informazioni da passare ai registratori e, soprattutto, la possibilità di individuare il singolo oggetto. Oggi il codice a barre di una certa marca di tonno in scatola è lo stesso per ogni scatola. Con l'introduzione del chip ogni scatola avrà un suo codice. E quindi, cosa succederà? Un ampio articolo di Technology Review, la rivista del MIT, analizza le conseguenze di questo passaggio. Per certi aspetti si può prevedere una maggiore efficienza nella catena distributiva; l'azienda, infatti, può controllare a distanza quanti pezzi si trovano in un punto piuttosto che in un altro di tale catena. Ma il dato meno confortevole risiede, invece, nella possibilità di controllare da vicino i comportamenti di acquisto di ogni singolo cliente.