Dal
codice a barre al chip: innovazione infernale?
http://www.techreview.com/magazine/mar01/schmidt.asp
Il
codice a barre fu introdotto per la prima volta nel 1974; era applicato
a una confezione di gomma da masticare. Oggi si calcola che ogni giorno
circa 5 miliardi di codici a barre siano registrati dagli appositi
lettori ottici. C'è chi propone di mandare in pensione il 26enne codice
a righine, e sostituirlo con un chip, ovvero un piccolo microprocessore.
Quello che si vuole ottenere è uno strumento che consenta di avere
più informazioni da passare ai registratori e, soprattutto, la possibilità
di individuare il singolo oggetto. Oggi il codice a barre di una certa
marca di tonno in scatola è lo stesso per ogni scatola. Con l'introduzione
del chip ogni scatola avrà un suo codice. E quindi, cosa succederà?
Un ampio articolo di Technology Review, la rivista del MIT, analizza
le conseguenze di questo passaggio. Per certi aspetti si può prevedere
una maggiore efficienza nella catena distributiva; l'azienda, infatti,
può controllare a distanza quanti pezzi si trovano in un punto piuttosto
che in un altro di tale catena. Ma il dato meno confortevole risiede,
invece, nella possibilità di controllare da vicino i comportamenti
di acquisto di ogni singolo cliente.