India vittoriana

 

 

 

La fotografia giunse in India poco dopo la sua invenzione in Europa e si diffuse ampliamente.
Una ricognizione del subcontinente indiano durante la seconda metà dell'Ottocento e nella prima parte del secolo scorso è contenuta nella sezione fotografica del sito di Harappa.
Di molte fotografie purtroppo, soprattutto di quelle realizzate utilizzando la tecnica dell'albume, sono resistite al tempo e alla voracità degli insetti del luogo solo gli esemplari che gli inglesi si portarono in patria.

Tra questi l'album fotografico raccolto dal maggiore Edward Crichton Hawkshaw, partito per l'India nel 1886 e ritiratosi nella madrepatria dopo quindici anni di servizio, offre un tour delle terre dell'Impero viste attraverso l'ottica coloniale. Si tratta di una collezione di immagini che coprono il territorio settentrionale dell'India, scendendo poi fino a Ceylon, dove Hawkshaw visse per un anno.
Molte foto sono opera di anonimi, altre, invece, scatti di John Sache, uno dei principali fotografi europei nel Raj, e Samuel Bourne. I soggetti sono per lo più istituzionali: palazzi, moschee, templi, forti, mausolei, tombe, ufficiali dell'esercito, maharajah. Rientrano però nella raccolta, probabilmente come curiosità e folklore locale, anche alcuni "rappresentanti minori" della popolazione indiana: un valleto, un servitore, il carpentiere, il portatore di acqua (che però è fotografato in studio). Un'immagine si stacca da tutte le altre, scattata dall'occhio genuinamente curioso di un fotografo anonimo ai venditori di granaglie colti di sorpresa lungo una via cittadina.

Una collezione più ampia (130 foto cliccabili, cui si accede tramite una mappa) offre immagini del subcontinente indiano dal 1860 fino al 1947, in molti casi di ignoti con un occhio alle novità o ai ritrovi sociali, come il cinema Star di Karachi, il cinema all'aperto di Quetta, l'Opera House di Bombay, piuttosto che ai luoghi di lavoro, come la centrale elettrica di Lahore e il mercato della frutta di Quetta, lo showroom della Ford a Bombay, gli stabilimenti e l'interno delle fabbriche. Tra le fotografie di studi famosi, figurano quelle scattate al porto di Calcutta da parte di Bourne & Shepherd, fondato da Samuel Bourne e tuttora attivo. Tra i fotagrafi noti, particolari sono gli scatti di John Burke, che si dedica ai luoghi di culto, ma cogliendone il lato insolito, offrendoci immagini di templi diroccati, allo stesso tempo divorati e tenuti assieme dalla stretta della vegetazione.
Colpisce, in generale, vedere una versione pressoché spopolata del subcontinente. Le foto di folla sono rare.

Di grande interesse sono le pagine su Fred Bremner, un fotografo di origine scozzese che trascorse quarant'anni (1883-1923) nel Raj, vagando da un luogo all'altro: Lucknow, le zone himalayane, Karachi, Quetta, Rawal Pindi, il Kashmir, Lahore, Simla…
Risalgono al 1889 le foto all'albume realizzate nelle province del Sindh e del Baluchistan, che ritraggono i lavori di realizzazione della ferrovia, del Khojak Tunnel, del viadotto ferroviario del Chapper Rift e anche il bazaar di Chaman al confine con l'Afghanistan. La sezione di Bremner è corredata da pagine biografiche e informative sull'attività fotografica di quegli anni nel territorio coloniale, con citazioni tratte dall'autobiografia My Forty Years in India. Bremner parla dei suoi spostamenti, delle commesse che riesce a ottenere, dei suoi aiutanti (ritoccatori, stampatori, rifinitori), dando un'idea a tutto tondo della propria professione.


Una visita alla sezione dedicata a William Henry Jackson, newyorkese in viaggio tra India e Pakistan nel 1895, schiude le porte di un mondo del tutto particolare. Non solo per l'abilità del fotografo, per i soggetti (spesso persone comuni, mendicanti, bambini) e per i colori, stranamente pastosi e luminosi allo stesso tempo, ma per la loro destinazione. Questo tour fotografico veniva proiettato e mostrato al pubblico usando una lanterna magica!


Tra i link segnalati da Harappa, il sito amatoriale dedicato a Federico Peliti, piemontese andato in India nel 1868 come cuoco del Viceré il Conte di Mayo e fotografo appassionato, contiene una foto curiosa: guadando un fiume gli accompagnatori indiani si portano sulle spalle… orsi, simili a enormi peluches! La didascalia spiega che le pelli venivano usate come galleggianti.

Il sito di Lala Raja Deen Dayal, uno dei pionieri della fotografia in India e fotografo di corte di Nizam di Hyderabad, ci illustra l'opera di un fotografo ufficiale alle prese per lo più con ritratti della famiglia di Nizam, notabili e dignitari in visita, ma anche paesaggi, monumenti, siti archeologici e scene di vita per strada.
Interessanti anche le immagini di cronaca, come quella che immortala l'arrivo del primo telescopio a Hyderabad.

Per conoscere il personaggio, la sua vita e le tecniche usate, rimandiamo alla presentazione in inglese presso l' Indira Gandhi National Centre for the Arts, che ospita la collezione più ricca delle sue opere.
Nello stesso sito, un'intervista a Mr. T. Kasinath, un'autorità della fotografia in India, in cui parla della personalità e del lavoro di Raja Deen Dayal.


Return

 
vai all'indice