Intervista a Jonh Morris
di Elena Rossi

 

 

 


L'edizione online dell'
International Herald Tribune


L'edizione online del Washington Post
L'edizione online del
New York Times

Lei accenna al ruolo politico svolto da alcuni giornali in momenti storici particolari (l'entrata in guerra degli Stati Uniti, la guerra del Vietnam ecc.) e lei stesso ha avuto dei problemi durante il periodo del maccartismo.
Crede che sia cambiato qualcosa nel rapporto tra informazione e politica? I giornali hanno ancora un ruolo importante?

I giornali hanno un ruolo molto importante perché, anche se la televisione è il medium più universale, quello che ha più influenza sul pubblico, sono i grandi giornali che svolgono il ruolo più importante nell'ispirare la scelta dei servizi. I grandi giornali cercano di essere al di sopra delle parti, di essere politicamente imparziali. Oggi, per esempio, negli Stati Uniti è in corso un acceso dibattito su chi sarà il prossimo Presidente. L'edizione internazionale dell'Herald Tribune, che ha gli stessi standard del New York Times e del Washinton Post, presenta in prima pagina i sostenitori di Bush che si confrontano con quelli di Gore; quello che si vuol fare vedere è che c'è un confronto, non solo una delle parti.
Io credo che l'Herald Tribune sia molto importante in tutto il mondo e sono orgoglioso di avervi lavorato per un breve periodo come consulente. Ha lo stesso impatto della CNN perché la sua prima pagina viene vista in tutto il mondo lo stesso giorno. Per certi versi questo vale anche per il Financial Times e il Wall Street Journal, ma questi non hanno molto a che vedere con le immagini. L'Herald Tribune invece riesce a fare un lavoro di qualità, anche se non ha uno staff di fotografi, ma si serve delle teleagenzie e di fotografi freelance.
Anche USA Today è un giornale americano che viene visto in altri paesi, ma lo comprano soprattutto i turisti, mentre l'Herald Tribune è letto dai leader. Per cui io penso che la leardership di tutto il mondo debba prestare attenzione alla stampa. Come la BBC e la CNN sono le maggiori reti radiotelevisive, nella stampa L'Herald Tribune è il numero uno a livello mondiale.

Ritiene che ci siano ancora dei limiti alla libertà di informazione?

Sopra, una delle foto che si riferisce all'episodio citato. Sotto, il Presidente Ford mentre nuota davanti alla stampa.

Le immagini sono tratte dal sito Gerald. R. Ford Library che contiene oltre 350 fotografie di Ford e della sua famiglia. Sono immagini di pubblico dominio, scattate da diversi fotografi, e nel sito è disponibile la versione ingrandita.

Una selezione di foto di David Hume Kennerly
vincitore del Pulitzer (1971)

La First Lady Betty Ford, 1977

Un'intervista del 1996 con Dirck Halsteadt, fotografo di Bill Clinton

Ci sono ancora due grossi problemi in America. Il primo è l'accesso ai luoghi del potere: spesso i luoghi dove vengono prese le decisioni importanti sono chiusi ai giornalisti.
Il secondo è la corruzione: ci sono grosse corporazioni, con molto denaro, che dominano i partiti politici. Questa è una delle ragioni per cui io credo nel partito democratico, perché i repubblicani hanno un potere economico così grande che potrebbero prendere il controllo della nazione.
I giornalisti che assistono alle Convention hanno accesso ai discorsi, agli eventi pubblici, ma non vanno mai dietro le quinte. Life invece ha fatto un ottimo lavoro mandando i giornalisti a coprire quello che succedeva dietro la scena.
E poi oggi la politica è diventata molto furba nell'usare la stampa. Alla Casa Bianca, per esempio, giornalisti vengono invitati solo in certe occasioni, quando il presidente vuole dare pubblicità a una decisione, ma quando vendono prese decisioni riservate, nessuno assiste.
Molto tempo fa tempo avevamo dei grandi fotografi alla Casa Bianca, il primo è stato Okamoto ai tempi di Johnson. Lui aveva l'autorizzazione a entrare nell'ufficio ovale del presidente semplicemente bussando alla porta. Scattò delle foto del presidente nella sua biblioteca, in taxi... ce ne sono alcune che non sono mai state viste. Il Presidente che concesse maggiore libertà fu Gerald Ford. Era un uomo onesto, molto più semplice e diretto anche di Johnson, oltre che di altri presidenti; pensava di non avere niente da nascondere e quindi lasciò a David Kennerly la stessa libertà che aveva Okamoto; Kennerly ottenne addirittura un fotoeditor personale, Sandra Eisert. Kennerly mi telefonò un giorno e mi chiese se avevo un fotoeditor da raccomandargli: io feci il nome di Sandra, che ottenne il lavoro. la cosa più singolare è che divulgarono addirittura delle foto che non erano state approvate dall'Ufficio Stampa. Per esempio, dopo la fine della guerra in Vietnam ci fu un incidente citato nel libro. Il mercantile Mayaguea venne catturato nel Golfo del Siam dai comunisti della Cambogia e nel corso delle operazioni di salvataggio morirono 15 marines e altre 26 persone. Sandra e Kennerly pubblicarono la foto del presidente che festeggia con Henry Kissinger nella Sala Ovale.
Questo è quello che chiamo "accesso giornalistico".
Oggi ci sono ancora fotografi alla Casa Bianca; c'è un Ufficio apposito all'interno e ci sono diversi fotografi, ma le foto che scattano sono sotto il controllo dell'Ufficio Stampa.
C'è un'altra cosa da dire. Luce è stato in un certo senso un pioniere nel realizzare reportages su personaggi importanti. Prima erano soprattutto i giornali di pettegolezzi a pubblicare servizi sulle star dello spettacolo, ma i personaggi politici non comparivano sui giornali e potevano fare quello che volevano senza che si sapesse. Fortune è stato il primo giornale in America a pubblicare le foto del tedesco Eric Salomon, un papaparazzo" molto colto, che ritrasse personaggi politici nelle situazioni più insolite e fotografò persino il Senato in azione, cosa totalmente proibita. Salomon fu di ispirazione anche per Time, prima ancora di Life, che si servì del fotografo Thomas McAvoy, uno dei primi a fotografare i presidenti in una serie di "candid camera". In America furono proprio le riviste di Luce a scoprire il potere di queste foto.