Robert Capa (1913-1954)

 

 

 

 

Nato a Budapest come Endre Friedman, lasciò l'Ungheria a 18 anni, prima per Berlino e poi per Parigi, dove mutò il nome in André e assunse quello d'arte con cui è rimasto famoso. Dopo aver lavorato come corrispondente per Vu e Collier's, entrò nello staff di Life dove rimase fino alla costituzione dell'agenzia Magnum, nel 1947. Era da tempo che coltivava l'idea di un'agenzia fotografica indipendente gestita dai fotografi stessi e aveva cominciato a parlarne già durante la guerra con gli amici George Rodger e David Seymour.
La sua fama è legata soprattutto ai reportages di guerra: oltre a quella di Spagna, documentò la guerra Cino-Giapponese, l'avanzata degli Alleati in Italia, lo sbarco in Normandia, l'offensiva delle Ardenne e, ultima, la guerra in Indocina. Ma Capa lavorò anche per il cinema e realizzò diversi servizi di carattere sociale, documentando la vita delle famiglie comuni in America in una serie di foto per il Ladies' Home Journal, che confluirono più tardi nella mostra "La Famiglia dell'Uomo"; riprese la nascita dello stato di Israele, la Russia del dopoguerra e i bambini giapponesi, e pubblicò quattro libri fotografici accompagnati dai suoi testi.
Nel 1954 si trovava in Giappone quando accettò un incarico temporaneo in Indocina, dove rimase ucciso attraversando un campo minato.

 

Una biografia in inglese nel sito Master of Photography

Una galleria di foto dalla collezione permanente del MoPA - Museum of Photographic Arts di San Diego

Cinque riproduzioni di foto in piccolo, citazioni e libri di Capa acquistabili on line in questa pagina di Filmpicker

Della guerra civile di Spagna tratta questa pagina nel sito dedicato a David Seymnour, che, oltre alla sua biografia, contiene anche quelle di Robert Capa e di Gerda Taro

Le foto di Capa della guerra di Spagna, in un sito spagnolo in occasione della mostra al Museo Reina Sofia

Capa non seppe mai che la sua foto più famosa, quella del miliziano morente, scattata durante la guerra civile in Spagna, fu anche la più controversa e che molti ne misero in dubbio l'autenticità.
Come racconta John G. Morris nel suo libro "
Sguardi sul '900. Cinquant'anni di fotogiornalismo", nel 1996 Mario Brotons, che combatté giovanissimo a Cerro Muriano, dove fu scattata la foto del miliziano morente, fece una ricerca negli archivi militari di Madrid e Salamanca, da cui risultò che quel giorno c'era stato solo un morto: Federico Borrell. In seguito, la giornalista Rita Grosvenor pubblicò su The Observer un'intervista con la vedova del fratello, Evaristo Garrell, che aveva partecipato anch'egli alla battaglia di Cerro Muriano e aveva appreso dagli amici della morte del fratello. I dubbi sembravano fugati, ma le polemiche non si sono del tutto sopite. In questo articolo in italiano, Luca Pagni ipotizza, a partire da un confronto con altre foto scattate lo stesso giorno, che "i due miliziani abbiano posato per Robert Capa, anche se poi uno di loro sarebbe rimasto veramente ucciso e, questo dato di fatto, pur non togliendo nulla al risultato formale delle foto, le classifica inconfutabilmente come una ricostruzione". Recentemente Pagni è andato oltre nelle sue ricerche e ha inviato un'e-mail al Direttore dell'Archivo General de la Guerra Civil Española per chiedere conferma dell'esistenza di un incartamento su tale Federico Borrell Garcia. Potete leggere la risposta che ha ricevuto tra le News pubblicate sul suo sito.

WAR AND THE MEDIA, un articolo in inglese di Philip M. Taylor dell'Università di Leeds, sul ruolo dei media nel documentare i conflitti

Il primo capitolo del libro di John G. Morris, "Get the Picture". Il libro uscirà prossimamente anche in Italia con il titolo "Sguardi sul '900. Cinquant'anni di fotogiornalismo", pubblicato dalla casa editrice Le Vespe, che nel suo sito dedica una monografia al fotogiornalismo. Qui si può già leggere il primo capitolo in italiano, oltre a una presentazione e a un estratto del capitolo dedicato alla morte della principessa Diana.
Un'intervista con l'autore, oggi residente a Parigi

Robert Capa e David Seymour a Parigi
in una foto di Cartier-Bresson del 1950

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