VII - L'ultima sfida del fotogiornalismo
di Elena Rossi

 

 

 

 


E' una sfida al mercato globale dell'immagine e ai mega archivi digitalizzati, Corbis e Getty Images in testa, quella lanciata da 7 fotografi di fama internazionale, che hanno costituito un'agenzia indipendente, VII, appunto, dal loro numero, presentata ufficialmente il 6 settembre a Perpignan.

Alexandra Boulat, Ron Haviv, Gary Knigth, Antonin Kratochvil, Chris Morris, James Nachtwey e John Stanmeyer hanno un portfolio di tutto rispetto, costellato dei maggiori riconoscimenti internazionali, e le loro foto vengono pubblicate sulle maggiori testate di tutto il mondo. Molti di loro sono più noti
Alexandra Boulat, Rifugiati afghani
per i reportages di guerra; tutti hanno documentato i conflitti degli anni recenti; Nachtwey è stato ferito da una granata e ha ottenuto per ben cinque volte la prestigiosa Robert Capa Gold Medal, premio che hanno ricevuto nel 1999 anche John Stenmayer per il suo servizio su Timor Est e Chris Morris per il suo lavoro sulla ex Jugoslavia; Knight ha trascorso qualche giorno di prigionia in un campo palestinese.

Ma non è solo la guerra che emerge dalle loro immagini: ci sono i malati di Aids in Asia, la gioventù in Cina e il Giappone high-tech (Stenmayer), il futuro della foresta e gli Yanomami dell'Amazzonia (Haviv), i messicani che cercano di introdursi illegalmente negli Stati Uniti (Nachtway), i graffiti di Gaza (Knight), il presidente del Messico Vincente Fox (Morris). Sono, insomma, fotografi impegnati in prima linea sul fronte della guerra, della povertà, della difesa dell'ambiente, ed è inevitabile il raffronto con il gruppo di fotogiornalisti che nel 1947 diede vita alla storica agenzia Magnum.

Preoccupati dai drastici cambiamenti intervenuti negli ultimi anni nel mondo dell'immagine, che riguardano la proprietà, la pubblicazione e la distribuzione, vogliono recuperare un rapporto più diretto con il frutto del proprio lavoro e con il pubblico.
Un tempo, infatti, il fotogiornalista lavorava a stretto contatto con la redazione di un giornale e a volte era lui stesso a scrivere le didascalie e a decidere il montaggio insieme al photo-editor. Henri Cartier-Bresson, per esempio, era solito pretendere che le sue foto non venissero tagliate in fase di stampa e in alcuni casi, temendo che venissero usate a scopo di propaganda, arrivò a stampare sul retro delle stampe: "Questa fotografia può essere riprodotta solo con la didascalia che l'accompagna o con un testo che ne esprima esattamente lo spirito". Oggi, invece, il rapporto è mediato quasi sempre dalle agenzie e, una volta ceduti i diritti, il fotografo non ha più voce in capitolo sull'utilizzo dell'immagine.

Il sito ufficiale di VII

La presentazione della nuova agenzia al festival Visa Pour l'Image di Perpignan edizione 2001

La battaglia dei sette è dunque contro le grosse corporazioni che gestiscono il mercato dell'immagine, ma non contro la rivoluzione digitale che, anzi, offre loro un modo per distribuire rapidamente le immagini attraverso Internet. Molti di loro sono stati fra i primi a cimentarsi con la tecnologia digitale, anche se continuano a usare anche apparecchi tradizionali.

John Stanmeyer/Corbis Saba. Djakarta, maggio 1998.

Per il successo della loro agenzia puntano sulla qualità del loro lavoro, su una struttura snella che prevede un massimo di 14 soci, e un archivio interamente digitalizzato, che verrà reso disponibile su Internet grazie a un sistema di interrogazione messo a punto dalla Metro. Saranno loro stessi a trattare la vendita delle foto, affidandosi solo in alcuni casi ad agenzie con cui sentono di condividere impegno e obettivi, come l'italiana Grazia Neri.

Un sito presenta il loro lavoro e i loro obiettivi, illustrati in due pagine di presentazione in inglese. Seguono brevi schede biografiche e tante immagini che parlano da sole.

 
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