Seydou Keita e la fotografia di studio in Africa
di Alessandra Grossi

 


Seydou Keita (vedi biografia) è l'esponente più rappresentativo e conosciuto di quella tradizione, diffusa in tutta l'Africa, dei "fotografi di studio". Questi fotografi hanno elaborato, con gusto molto "africano", l'eredità tecnologica dei colonizzatori occidentali. Infatti non cercano di ritrarre la realtà com'è, piuttosto mettono in scena una rappresentazione in qualche modo magica dei loro soggetti.

E' all'inizio del XX secolo che i primi fotografi africani cominciarono a installare i loro studi in quasi tutte le capitali e le grandi città africane, dopo aver acquisito la tecnica fotografica lavorando come impiegati presso gli studi europei locali, o dopo il servizio militare negli eserciti coloniali.

Il loro lavoro consisteva essenzialmente in ritratti realizzati in studio, dove lo studio era, molto semplicemente, una tenda drappeggiata da cui spesso occhieggia qualche elemento del paesaggio (l'inevitabile palma) e i soggetti ritratti sono generalmente vestiti, o forse meglio agghindati, all'occidentale, impettiti a mostrare il meglio di sé o a interpretare un desiderio molto probabilmente irrealizzabile, rispondendo così ai bisogni della nascente borghesia africana, e successivamente a quelli delle amministrazioni accentratrici.

La fotografia fu accolta con entusiasmo perché intesa come memoria, prova di appartenenza alla modernità, messaggio simbolico, dimostrazione o desiderio di una posizione sociale. Per questi motivi i costumi, gli accessori e le posture non sono mai casuali, ma fanno parte della messa in scena sociale dell'individuo o del gruppo ritratto.

La fototessera, e con essa l'attività dei fotografi di studio, divennero un fenomeno popolare a partire dagli anni '50 e '60, e in questi anni operò intensamente Seydou Keita: a Bamako nel Mali, insieme a molti altri, sempre in Mali e in altri paesi vicini dell'Africa centrale come Ghana, Costa d'Avorio e Senegal.

Keita cominciò negli anni '40 a far pratica con la macchina fotografica, ma solo verso la fine del decennio fu in grado di aprire un suo studio. L'attività divenne presto intensa: persone di ogni genere e classe sociale facevano la coda per farsi fotografare, Seydou racconta che persino il Presidente della Repubblica si fece ritrarre nel suo studio. Nei giorni di mercato, poi, era costretto a sviluppare di notte i negativi scattati nella giornata per poterli consegnare il mattino seguente, come racconta nell'intervista citata.

Keita ha continuato a lavorare fino alla fine degli anni '70, conservando accuratamente tutti i negativi. Il suo "tesoro" fotografico è stato casualmente scoperto, quasi vent'anni dopo, da Francoise Huguier (vedi intervista citata a lato).

Seydou Keita. Questo sito contiene un'estesa raccolta delle foto di Keita e due interviste in inglese, una a Keita stesso e una
a F. Huguier.

Altre immagini di Keita si trovano nei seguenti siti:

Photographe Africain
KEITA Seydou

5 Photographes du Mali: SEYDOU KEITA

FicheArtiste
Seydou Keita

Altri fotografi africani

Una rassegna si trova in questo sito francese dedicato all'Arte africana. Introdotte da un articolo di Luois Masplé, seguono una trentina di schede con breve biografia e alcune immagini di altrettanti fotografi, fra cui:

August Azaglo Cornélius Yao
Mama Casset
Adama Kouyaté
Malick Sidibe

Ancora schede e immagini su:
K. Honny Francis
Sakali Abderramane
Parekh V. Narayandas
Sidibe Malik

 
vai all'indice dei protagonisti