lo
preferisco lo scetticismo cosmopolita di Montaigne. Per lui il viaggio
era "un utile esercizio; la mente è stimolata di continuo dall'osservazione
di cose nuove e sconosciute... Nessuna
proposizione mi stupisce, nessuna credenza mi offende, per quanto
contraria alle mie... I selvaggi che arrostiscono e mangiano i corpi
dei loro morti mi scandalizzano meno di coloro che perseguitano i
vivi". L'abitudine, egli dice, e la fissità degli atteggiamenti mentali
ottundono i sensi e nascondono la vera natura delle cose. L'uomo è
naturalmente curioso.".
"Chi
non viaggia non conosce il valore degli uomini" dice Ibn Battuta,
l'infaticabile girovago arabo che andò da Tangeri alla Cina e ritorno
per il gusto di viaggiare. Ma il viaggio non soltanto allarga la mente:
le dà forma. Le nostre prime esplorazioni sono la materia prima della
nostra intelligenza….
Bruce Chatwin, in Anatomia dell'irrequietezza.
Con queste premesse, e in ottima compagnia, iniziamo il viaggio.
Un
viaggio….
verso
terre lontane, come la Patagonia
nel
tempo e nella vita dell'ultimo mercante di schiavi del Dahomey
al
confine tra Galles e Inghilterra
alla
scoperta di scrittori e personaggi che dal fascino della Terra del
Diavolo sono stati conquistati
nei
labirinti di un continente segnato da sentieri invisibili
per
difendere una collezione di porcellane di Meissen
per
rispondere alla domanda Che ci faccio qui?
in
questo nomade nomade mondo
….
di parole, alla scoperta dei libri di Chatwin.