I
discendenti di Francisco Manoel da Silva erano riuniti a Ouidah
per onorare la sua memoria con una messa di requiem e un pranzo.
Era uno dei soliti pomeriggi afosi di marzo. Francisco era morto
da centodiciassette anni.
La
messa si celebrava nella cattedrale, coperta di decorazioni a
stucco, dell'Immacolata Concezione, monumento ispirato al più
rigoroso cattolicesimo francese che, di là da una distesa di rosso
sudiciume, guardava torvo alle mura, alle capanne di fango e agli
alberi del dio Pitone.
Questo
è l'incipit del romanzo dedicato alla figura del Vicerè di Ouidah,
la cui storia diventa un pretesto per un viaggio di oltre un secolo
tra personaggi e avvenimenti di una cittadina costiera del Dahomey,
che vide il suo momento di massimo splendore all'epoca del commercio
degli schiavi.
Chatwin
vi andò per la prima volta nel 1971, per visitare in particolare
proprio le vecchie città dei negrieri, il "Piccolo Brasile", -
a ricordo di mulatti e neri liberati che ritornarono in Africa
nell'Ottocento per dedicarsi a loro volta al commercio degli schiavi.
Trovò le tracce di un miliardario schiavista, Dom Francisco Felix
de Souza, arrivato come tenente alla Costa degli Schiavi nel 1800.
Dom Francisco partecipò a una rivoluzione di palazzo, contribuì
alla deposizione del vecchio sovrano e alla presa di potere del
nuovo, Ghezo, riorganizzò l'esercito con i suoi reparti di amazzoni
guerriere, e si guadagnò tali meriti da diventare chacha,
cioè Vicerè, ed ottenere il monopolio della vendita degli schiavi,
da poco dichiarata illegale dal governo inglese. Verso la fine
della sua lunga e avventurosa vita cadde in disgrazia e morì pazzo.
Venne seppellito in una botte di rum, sotto il suo letto a colonne.
Chatwin
visitò la sua casa, Sigbomey, vide il letto in stile goanese,
parlò lungamente con una donna nera, molto vecchia, che faceva
parte della famiglia Souza, e ne rimpiangeva gli antichi splendori.
Era
chiaro che avevo trovato una storia degna di essere raccontata,
come ricorda nel libro Che ci faccio
qui?.
Dopo un primo viaggio ne seguì un secondo. Il Dahomey era diventato
la Repubblica Popolare del Benin. Un incidente, -lo scrittore
venne scambiato per un mercenario e rischiò la fucilazione-, lo
distolse da nuove ricerche.
C'era però di che scrivere un romanzo.